INTRODUZIONE


Ceglie Messapica (Cégghjə in dialetto locale), fino al 1864 chiamata Ceglie, dal 1864 al 1988 chiamata Ceglie Messapico), è un comune di quasi 20.000 abitanti della provincia di Brindisi in Puglia. La cittadina vanta il riconoscimento di città d'arte e terra di gastronomia; è tra le più antiche della regione e fu fondata attorno al XV secolo a.C.
I riti della Settimana Santa a Ceglie sono momenti di intensa religiosità popolare, vissuti con partecipazione dall'intera comunità cegliese.
Le manifestazioni per ricordare la Passione e la Morte di Cristo hanno radici profonde nel tempo, in quanto sono da far risalire all'epoca della dominazione spagnola nell'Italia meridionale. A Ceglie i riti, pur rivenendo da una tradizione plurisecolare, simile a quella di Francavilla Fontana e Taranto, appaiono semplificati in alcuni aspetti (assenza degli incappucciati; assenza di Confraternite; processione del Venerdì Santo aperta a tutti i fedeli e non ai soli confratelli) rispetto alle manifestazioni che si tengono nei centri appena citati, avendo subìto un radicale cambiamento, in seguito allo scioglimento delle confraternite (Confraternite dell'Immacolata e della Purificazione), avvenuto durante la seconda metà del XX secolo.
I riti iniziano il Venerdì di Passione, precedente la Domenica delle Palme, con la processione della Addolorata.
La mattina della Domenica delle Palme rami d'olivo, portati dai fedeli, vengono benedetti dai sacerdoti delle rispettive parrocchie; dopo la benedizione e prima dell'inizio della messa, i fedeli sfilano in piccole processioni. In questa giornata di svolge anche la cosiddetta "Asta" per la aggiudicazione delle statue dei Misteri che saranno portati in processione il Venerdì Santo.
Nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo al termine della S. Messa "In Coena Domini" si avvia il pellegrinaggio dei fedeli ai "Sepolcri" (Repositori), al Calvario e alle settecentesche statue dei Misteri, conservate all'interno della chiesa di San Domenico dal 1960, dopo il crollo del tetto della Chiesa di S. Demetrio in cui erano precedentemente conservate, che verranno portate in processione il Venerdì Santo. Il pellegrinaggio termina nelle prime ore del Venerdì Santo.

Da ricordare è l'usanza andata persa che vedeva sfilare per le vie della città (dopo la S. Messa "In Coena Domini" e fino all'alba del Venerdì Santo), sei distinte processioni dell'Addolorata in un simbolico pellegrinaggio ai Sepolcri.
In particolare due processioni, quella della mezzanotte del Giovedì e quella dell'alba del Venerdì, erano riservate rispettivamente l'una ai soli uomini e l'altra alle sole donne.
Nella processione dell'alba del Venerdì, detta appunto la processione della "Madonn de lj Femmin" (Madonna delle donne in dialetto cegliese), veniva portata in processione la stessa statua dell'Addolorata utilizzata nella Processione dei Misteri.
Tradizionalmente il pellegrinaggio delle statue dell'Addolorata simboleggiava la ricerca del Figlio Gesù Cristo da parte della Madre.
La sera del Venerdì Santo vi è la suggestiva processione dei Misteri, aperta a tutti i fedeli e in cui vengono portate a spalla le statue che rievocano i momenti della Passione e Morte di Gesù Cristo, seguite dalla statua dell'Addolorata.
I riti terminano con la Veglia Pasquale del Sabato Santo e le celebrazione della Domenica di Pasqua; in questo giorno,   sull'altare maggiore della Collegiatala viene collocata statua del Cristo Risorto.

- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, sulla base di informazioni tratte dal sito "Ahi Ceglie ..."
- Foto tratte dal web.

VENERDI' DI PASSIONE - Processione della Addolorata


La tradizione vuole che nel Venerdì di Passione, che precede la Domenica della Palme, si svolga la processione della Addolorata.
Questa processione esce dalla Chiesa Matrice nel tardo pomeriggio, dopo la celebrazione della S. Messa, e per i cegliesi rappresenta l'evento che da inizio ai Riti della Settimana Santa.
La processione viene accompagnata dalla banda della Associazione Giovani Musicisti "Antonietta Amico" che esegue, tra le altre, la marcia funebre "Con le rose di maggio" dell'autore cegliese Pietro Ciracì.


- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, sulla base di informazioni tratte dal sito "Ahi Ceglie ...".
- Foto tratte dal sito "Ahi Ceglie ...".

DOMENICA DELLE PALME - L' "Asta"

Per i cegliesi, la Domenica delle Palme è ancora importante perché, proprio in questa domenica, si concretizza l' "Asta" per assicurarsi i simulacri dei santi Misteri, il giorno in cui si realizzano le speranza, oppure vengono disillusi i sogni cullati per un anno intero.
L' "Asta" è stata definita il "mercato della religiosità", il modo peggiore di sporcare, con vile denaro, un fatto così intimo ed importante della religiosità in una settimana in cui più forte dovrebbe essere la coscienza di fare penitenza, di chiedere perdono dei propri peccati, la Settimana in cui acquistare l'indulgenza ed il perdono di Dio.
Ancora oggi, non si è trovata la formula efficace che permette di effettuare una selezione tra i cittadini abilitati a portare a spalla le statue dei Misteri, niente di più complicato di una normalissima asta, con la differenza che non vi è aggiudicazione definitiva e che nessuno compra niente, anche perché non vi è nessuno che vende, tutto ciò è un bene? Forse male?
Comunque, l'asta è stata per molti anni un veicolo importante di promozione sociale per molta gente che ha visto così riconosciuta, positivamente, la propria diversità. Nella nostra città, quindi, a molti cittadini non sarà sembrato vero che, al di là della specificità religiosa dell’evento, una volta tanto erano i nobili, sul ciglio della strada, a doversi scoprire il capo al transito delle sacre immagini e ai portatori.
Certamente, non vi era fanatismo (cosa che, purtroppo, accade oggi), da parte dei portatori; non era un mettersi in mostra agli occhi della gente, anche perché la scelta di portare le statue significava grande fatica fisica, oltre al dispendio di denaro.
Tutto questo accadeva, sino ad un paio di anni fa, quando l’asta è stata abolita dalla Confraternita che gestisce da sempre le processioni del Venerdì Santo, e sostituita da un’offerta libera da parte dei portatori.
Prima dell'istituzione dell'asta avvenuta all'inizio di questo secolo, tutte le statue venivano portate a spalla dai fratelli delle confraternite. Ogni confratello era tenuto, per tutto il tragitto percorso dalle statue, a portare per un certo periodo di tempo il simulacro; erano esentati i malati e gli anziani.

- Testo di Michele Ciracì, tratto da "I Riti della Settimana Santa a Ceglie Messapica 1500-1900".

GIOVEDI' SANTO (di una volta) - Le processioni della Addolorata

I riti del Giovedì Santo costituiscono per Ceglie Messapica una  delle più importanti tradizioni religiose, cancellate dallo scorrere del tempo, ma presenti nella memoria delle persone anziane e nella documentazione storica, musicale e fotografica. Come segni tangibili di tali riti, tra l'altro, restano cinque delle sei statue raffiguranti la Madonna Addolorata, portate un tempo in processione tra il Giovedì e il Venerdì Santo, una delle "unicità" dei riti della Settimana Santa della città di Ceglie Messapica rispetto ai comuni vicini e altre località del Sud Italia.
I riti del Giovedì Santo erano sicuramente l'elemento caratterizzante della Settimana Santa Cegliese; infatti, per le vie della città tra le ore 10:00 del Giovedì e l'alba del Venerdì Santo sfilavano ben sei cortei sacri.
La peculiarità della tradizione cegliese è da individuarsi proprio nel numero delle processioni dedicate all'Addolorata, come detto sei, e alla loro durata temporale di quasi 24 ore, alle quali l'intera popolazione partecipava con grande devozione. Tutte le statue erano adornate con preziosi oggetti donati dai fedeli come ex voto.
La devozione del popolo cegliese nei confronti della Madonna Addolorata è ancora oggi testimoniata dalla presenza in alcune case cegliesi di campane di vetro, contenenti questo simulacro. Nelle case di alcuni notabili era possibile vedere statue, raffiguranti la Madonna Addolorata ad altezza naturale.
Il culto della Madonna Addolorata è stato sempre accompagnato dalla presenza della musica, che era parte integrante delle processioni.
L'anima popolare e religiosa di questi riti è stato il maestro cegliese Vincenzo Chirico che ha composto delle straordinarie marce e gli inni dedicate alla Madre di Gesù, tra le quali ancora oggi sono ricordate e cantate "Stava Maria nel pianto" e "Stava Maria dolente".
Le processioni si muovevano in un ordine scandito temporalmente e lungo itinerari stabiliti che portavano le statue dell'Addolorata, partendo dalla Chiesa dove ognuna era custodita, a visitare i vari "Sepolcri" (Altari della Reposizione), allestiti nelle Chiese cittadine; processioni che simboleggiavano la ricerca spasmodica del Figlio da parte della Madre Addolorata.
I riti si aprivano dopo la celebrazione della Messa in Coena Domini (lavanda dei piedi) con la processione dell'Addolorata della Chiesa dei Padri Cappuccini dedicata a "Santa Maria degli Angioli", presente nel Convento dei Cappuccini, che muoveva i propri passi alle ore 10:00 del Giovedì Santo.
 
Anni '40 - Processione dell'Addolorata dei Cappuccini mentre lascia il convento (fototeca "Michele Ciracì")

Anni '40 - Processione dell'Addolorata dei Cappuccini in via Umberto I (fototeca "Michele Ciracì")

I sacri cortei avevano inizio nel modo seguente:

- Ore 10:00 Addolorata della Chiesa dei Padri Cappuccini;
- Ore 14:00 Addolorata della Chiesa di San Rocco;
- Ore 16:00 Addolorata della chiesa di San Domenico;
- Ore 19:00 Addolorata della Chiesa Matrice;
- Ore 22:00 Addolorata della Chiesa di San Gioacchino;
- Venerdì all'alba Addolorata della Chiesa di San Demetrio.

I simulacri erano portati a spalla da membri delle confraternite o da persone incaricate dalle famiglie più in vista della città, accompagnati dal clero, dalla Confraternita della Morte sotto il titolo "dell'Immacolata", che aveva la sua cappella nella Chiesa di San Demetrio e da quella della "Purificazione", della Chiesa di San Domenico, da bambine e bambini, dalle autorità e dalla folla dei fedeli. I componenti dei cortei, tranne i fedeli, visitavano di volta in volta i "Sepolcri" allestiti in Chiesa Matrice, Cappuccini, San Demetrio, San Domenico, San Gioacchino e San Rocco.
Le processioni, come detto, si muovevano su percorsi prestabiliti a circuito: ad esempio, la processione dell'Addolorata della Chiesa di San Rocco una volta lasciata la propria chiesa percorreva Corso Verdi, Via IV Monte, Via XX Settembre e raggiungeva l'abbattuto Convento dei Cappuccini dove avveniva la visita al primo "Sepolcro".
Seguiva poi la visita alla Chiesa di San Gioacchino e quindi, passando per via Dante Alighieri arrivava alla Piazza Plebiscito e proseguiva nella visita delle Chiese di San Domenico, Chiesa Madre e San Demetrio. La processione, infine, rientrava nella Chiesa di San Rocco attraversando Corso Garibaldi. Le altre statue delle Addolorate, ognuna partendo dalla propria chiesa, percorrevano un itinerario più o meno simile sullo stesso circuito dei "Sepolcri".

Anni '50 - Processione dell'Addolorata di San Rocco in corso Verdi (fototeca "Michele Ciracì")

Una parte importante dei riti della Settimana Santa cegliese era riservata alla realizzazione di tali, appunto, "Sepolcri", addobbati in modo straordinariamente sfarzoso grazie al contributo delle famiglie cegliesi, che dedicavano all'allestimento tempo e impegno nelle settimane precedenti la Settimana Santa; quaranta giorni prima con la posa in alcuni vasi di alcuni cereali, per confezionare "U granə də Cristə".
Gli Altari della Reposizione erano arredati da tendaggi e da imponenti, artistici ed effimeri baldacchini stracolmi di fiori che profumavano particolarmente l'ambiente, a cui si aggiungevano i vasi contenenti germogli di grano.
Tornando a parlare delle sei processioni, è da segnalare la particolarità della processione della Desolata di San Gioacchino, che si svolgeva alle ore 22:00 del Giovedì Santo: la processione era aperta alla partecipazione dei soli uomini e pertanto era detta localmente "d'a Madonn' dj lj Maschjlj".
 
Anni '50 - Processione dell'Addolorata di San Demetrio in via Roma (fototeca "Michele Ciracì")

La straordinaria ed unica tradizione dei Riti del Giovedì Santo cegliese venne cancellata sul finire degli anni Cinquanta (1957-1958), nel disinteresse dell'intera comunità cegliese.
Le gerarchie della Chiesa decisero di "razionalizzare" alcune manifestazioni o riti frutto della Pietà Popolare; per i nostri riti c'era anche l'impossibilità di ottemperare a tutte le processioni nella sola serata-notte del Giovedì.
Infatti, col decreto "Maxima redemptionis nostrae mysteria" del 1955 ad opera Pio XII (Papa Pacelli) vennero modificati gli orari liturgici, confacendosi maggiormente alla temporalità evangelica della Passione e Morte di Gesù Cristo. In particolare, per quanto riguarda il Giovedì Santo la Messa "in Coena Domini" alla quale seguivano le processioni venne spostata al tardo pomeriggio, impedendo difatti l'inizio mattutino dei riti. Dopo due anni di sperimentazione la riforma divenne obbligatoria nel 1957.
Cosi facendo la Chiesa, a posteriori, sembra aver visto giusto eliminando gli elementi di ridondanza di alcuni di questi riti. Alla perdita di questa antica consuetudine dei riti del Giovedì Santo, si aggiunge l'amarezza comunitaria per lo smarrimento di una delle più belle statue, quella dell'Addolorata dei Cappuccini di cui rimane qualche sbiadita immagine. La perdita della statua è sicuramente legata con lo scempio compiuto negli anni '60 a seguito del colpevole abbattimento del Convento e della Chiesa dei Padri Cappuccini. Da più di quarant’anni alcuni volenterosi concittadini cercano la statua invano. Chissà dove giace?!
Oggigiorno resta, però, con poco seguito, la processione della Addolorata del Venerdì di Passione, la settimana antecedente alla Domenica delle Palme; probabilmente dovrebbe trattarsi di una Desolata, la cui memoria liturgica fa da preludio agli avvenimenti della Settimana Santa. Vista l'intensità e la genuinità del sentimento religioso dimostrato nei riti del Giovedì Santo, e specialmente nelle processioni delle sei Addolorate, non si riesce a capire perché tale fervore religioso, pur cambiando logicamente i tempi non si è poi riversato in una maggiore partecipazione alla sobria e solenne processione dei Misteri del Venerdì Santo. Per questo evento al culmine della Settimana Santa, non organizzato o guidato da confraternite (oggi assenti nel territorio) si riscontra, purtroppo, come già accennato una partecipazione della popolazione molto inferiore in confronto a quella dei tempi passati




- Testo a cura di Francesco Moro, Oronzo Suma e Giuseppe Lodedo, tratto dal sito "Archeoclub d'Italia sede di Ceglie Messapica".
- Foto archivio fototeca "Michele Ciracì".

LE SEI STATUE DELLA ADDOLORATA

Sull'epoca di realizzazione delle sei statue dell'Addolorata, non si hanno dati certi. Per manifattura e caratteristiche la loro realizzazione può essere collocata tra la fine del XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo.
Le statue sono dei manichini vestiti, leggeri e maneggevoli, destinati ad uso processionale. Il volto, le mani e i piedi scolpiti in legno, quasi tutti di manifattura napoletana, sono dipinti ed hanno un aspetto quasi porcellanato, caratteristica molto evidente nella Desolata di San Gioacchino. I volti della statue sono inclinati o girati, presentano un incarnato d'un pallido rosa-carne a sottolineare l'ansia per la ricerca e il dolore per la fine presagita del Figlio. In tutte le statue lo sguardo è rivolto verso il cielo (caratteristica comune a quasi tutte le statue dell’Addolorata), gli sono occhi di pasta vitrea e nella piccola bocca si intravedono i denti. Nessuna delle Addolorate cegliesi è provvista di aureola, né presentano corone in testa.


1 - Statua dell'Addolorata della Chiesa Matrice Santa Maria Assunta


Il simulacro dell'Addolorata della Chiesa Matrice quando viene portato in processione durante il Venerdì di Passione (venerdì nella settimana antecedente alla Domenica delle Palme), indossa l'abito processionale di seta con ricami in oro, mentre durante l'anno indossa un semplice vestito nero con un cuore e uno spadino d'argento (della profezia di Simeone) sul corpetto.
Sull'abito processionale di seta, di antica manifattura, con ricami in oro in stile baroccheggiante, è ricamato anche il nome della famiglia committente, "Argentiero" e l’anno di realizzazione 1867. L'abito appare in ogni sua parte ricco di decorazioni floreali, ripresi anche sulla bordura del manto ricamate in filigrana d'oro 990 (è un oro fino) e bisso.
L'uso di ammantare le statue con abiti di seta o di altre stoffe, come la "lamiglia", e il "taffettà" è stato sempre molto diffuso a Ceglie dove erano presenti delle straordinarie ricamatrici.
Il manto della statua è ricoperto da un velo quasi trasparente di colore nero. Oltre alle decorazioni floreali sull'abito, nella parte bassa anteriore è ricamata una coppa, sormontata ramoscelli e da due uccelli che, forse simboleggiano le anime salvate dal Sacrificio di Gesù Cristo.
Le mani sono giunte e trattengono un fazzoletto ricamato. Il corpetto è arricchito da una grande rosa affiancata da più foglie, esso è trafitto a sinistra da uno spadino d'argento arricchito da gemme. Il colletto, di colore nero, è merlato.
Il volto in legno della statua è inclinato a sinistra, ha un colorito pallido rosa-carne.
Il viso scarno, lo sguardo intenso sono incorniciati dalla classica pettinatura "a chignon", anche questa realizzata in legno.


2 - Statua dell'Addolorata di San Demetrio


Il simulacro dell'Addolorata della Chiesa di San Demetrio, cappella dov'erano e sono conservati nuovamente "I Misteri", è quello utilizzato per la processione del Venerdì Santo. L'abito è ricoperto di decorazioni floreali arricchito da qualche gemma.
Il manto nero, ricamato, è ricco di stelle a sei punte.
Le mani sono giunte e trattengono un fazzoletto fittamente ricamato.
Al centro del corpetto spicca un cuore sporgente in tessuto ricamato d'oro, trafitto da destra a sinistra da uno spadino d'argento. Tale cuore è impreziosito da tre gemme di colore verde, bianco e rosso ed è ornato da motivi floreali. Il colletto è bianco.
Il volto è leggermente inclinato a destra e da sotto al velo spuntano lunghi capelli (dipinti in legno) che arrivano sul corpetto.


3 - Statua dell'Addolorata di San Domenico


La statua dell'Addolorata di San Domenico è conservata nell'omonima chiesa all'interno di un armadio; non è chiaro se l'abito che indossa sia quello di parata o meno. L'abito appare quasi del tutto nero; sono presenti solamente una merlatura del velo dorata e qualche stella sul velo.
Le mani sono giunte e trattengono un fazzoletto ricamato in cui spicca la "M" di Mater.
Al centro del corpetto spicca un grande cuore d'argento con una "M" in rilievo d'oro. Il cuore centrale coronato, a sua volta, è ornato da una merlatura di argento pure cuoriforme, a cui si aggiungono una fiamma e un putto.
Probabilmente aveva anche uno spadino.
Il colletto, a gorgiera, è bianco. Il volto è inclinato a destra.


4 - Statua della Desolata di San Gioacchino


Il simulacro della Desolata di San Gioacchino presenta un vestito completamente nero come il velo. Unico elemento decorativo sono le merlature, nere per il velo e bianche per maniche e colletto. Le braccia, viste alcune foto storiche, probabilmente sono snodabili. Le mani sono disgiunte; la destra si trova più in basso, mentre la sinistra trattiene un fazzoletto ricamato con motivi floreali e geometrici in cui è presente la scritta "MATER DOLOROSA".
Sul corpetto è presente un cuore d'argento trafitto da uno spadino inclinato da destra a sinistra. Sul cuore è presente una "M" in rilievo d'argento. Il volto non è inclinato, ma girato verso sinistra. Nelle parti dipinte della statua, tra cui il volto, è particolarmente evidente l'effetto porcellanato.
Una curiosità: la disgiunzione delle mani della Desolata è connessa al movimento concitato della Madre in cerca del Figlio, e perciò volendo l'artista rappresentarne il movimento, essa non può avere corpo e mani statici. Nella nicchia dove è conservata la statua c'è anche una croce, ad indicare pure la scena dello "Stabat Mater Dolorosa" sotto la croce, come ad esempio, nella processione della Desolata di Ruvo di Puglia e della Addolorata di Molfetta.


5 - Statua dell'Addolorata di San Rocco


La statua dell'Addolorata di San Rocco presenta un vestito ricoperto di motivi floreali, arricchito da qualche gemma. Tali motivi floreali sono ripresi nella bordura del velo.
Le mani sono disgiunte come nella Desolata di San Gioacchino. Nella mano destra tiene un fazzoletto anch'esso ricamato. La mano sinistra copre parte del corpetto ed è avvolta da una collanina con pendente, forse un ex voto.
Nello stesso corpetto è presente una ricca decorazione floreale, venendo trafitto a sinistra da uno spadino d'argento. Manca il cuore che, forse, doveva trovarsi quasi a cospetto della mano. Il volto è inclinato a destra.


6 - Statua dell'Addolorata dei Cappuccini


Il simulacro dell'Addolorata della Chiesa di Santa Maria degli Angioli, come già detto, è andato smarrito dopo l'abbattimento del Convento dei Cappuccini, dov'era conservato. La descrizione della statua è possibile grazie alle foto che la immortalavano mentre era portata in processione. Il vestito, molto ricamato, fu un dono delle classi meno abbienti della popolazione cegliese.
L'abito fu realizzato con una stoffa di seta di colore nero sulla quale era stato applicato un ricamo dorato che si può far risalire tra la fine del XVIII, e gli inizi del secolo XIX. Il ricamo era caratterizzato da un motivo decorativo a rete dal quale partivano ampie e morbide volute geometriche a cui si aggiungonevano dei fiori, che coprivano tutta la parte anteriore della gonna, la parte anteriore del corpetto e il bordo delle maniche.
Il velo, orlato d'oro, presentava alcune stelle a sei punte. La mani, giunte, trattenevano un fazzoletto ricamato ed agghindato da alcune gemme. Appena al di sopra delle mani era collocato un cuore d'argento arricchito da gemme, trafitto a sinistra da uno spadino. Il colletto era merlato, di colore bianco.
Il volto era leggermente inclinato a destra.

- Testo a cura di Francesco Moro, Oronzo Suma e Giuseppe Lodedo, tratto dal sito "Archeoclub d'Italia sede di Ceglie Messapica".
- Foto a cura di Francesco Moro.

VENERDI' SANTO - Processione dei Misteri

I Misteri nella Chiesa di San Demetrio

A Ceglie Messapica il Venerdì Santo  è dedicato alla processione dei Misteri.
La processione esce dalla Chiesa di San Demetrio entro cui i Misteri sono stati ricollocati dal 14 settembre 2016.
Fino a questa data erano stati ospitati, dal novembre 1968, causa il crollo delle capriate di San demetrio, nella stupefacente Chiesa tardo barocca di San Domenico.
I Misteri, attribuiti allo statuario leccese Ignazio Scalone (1716-1776), riproducono nel proprio sostanziale equilibrio plastico, nella scarnita essenzialità della sagoma, gli istanti salienti della passione del Figlio dell'Uomo:

- Cristo nell'orto;
- Cristo alla colonna;
- Cristo alla "loggia" o con la "canna";
- Cristo sotto la croce;
- Cristo crocifisso;
- Cristo Morto;
- L'Addolorata.

I Misteri nella Chiesa di San Domenico - foto archivio Salonna
Prerogativa pressoché esclusiva della famiglia degli Allegretti Cenci era la bara del Cristo Morto che, per l’intermediazione del suo esponente più pirotecnico, don Gaetano, che pagava i portatori per condurlo in processione, riusciva ad aggiudicarsi la statua in ciascun anno e ad esercitare su di essa una sorta di "jus patronatus" di fatto.
Cristo Morto è seguito dalla Vergine Addolorata, la sconvolta matrona che, finalmente, dopo affannate ricerche, è stata in grado di ritrovare il Figlio Gesù e lo mostra, quasi, al popolo che piange con Lei e per lei, madre di tutte le madri sulla infame sorte riservata al celeste Innocente, che chiude la dolente fila, che viene per ultima  seguita solo dalle Autorità e dal concerto bandistico cittadino, impegnato nella eesecuzione del brano "Stava Maria dolente" del compositore di Ceglie Messapica Vincenzo Chirico.

La processione, partendo dalla chiesa di S. Domenico, si snoda lentamente per le vie della città, passando anche davanti al Calvario dove la statua dell'Addolorata viene fatta girare verso il Sepolcro; a rompere il silenzio solo il caratteristico suono della troccola, le preghiere dei fedeli e le marce funebri intonate dalla banda che chiude il corteo
Il rientro avviene nella tarda serata, dopo un momento di preghiera collettiva che si tiene in Piazza Plebiscito.

- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, tratto da "Miserere nostri, Domine miserere nostri. Forme paraliturgiche penitenziali della Settimana Santa nel Salento brindisino" del prof. Gaetano di Thiène Scatigna Minghetti.
- Foto a cura di Stefano Menga, tratte dal sito "Cronache e cronachette di Ceglie Messapica".



- GALLERIA FOTOGRAFICA -
(Uscita processione dei Misteri)


- Reportage fotografico a cura di Mimmo Barletta, tratto dal sito "Ahi Ceglie ...".

VENERDI' SANTO DI UNA VOLTA

Maggiore del Giovedì era ed è la complessità dei riti del Venerdì Santo: la morte di Cristo costituiva il momento centrale dello schema su cui si fondavano tutti i rituali della Settimana Santa cegliese.
La mattina tutto il Capitolo andava processionalmente per la visita dei Sepolcri senza cotta, ma col mantello, cappello e con la sola Croce davanti.
La processione del Venerdì Santo, per secoli, è stata organizzata dalla Reale Arciconfraternita della Morte sotto il titolo dell'Immacolata Concezione.
Alla processione del Venerdì partecipava tutta la popolazione, le confraternite, le associazioni religiose e laiche; lunghe e interminabili file di donne in nero, gli uomini rigorosamente in abito scuro.
Nel Cinquecento, si portava in processione soltanto il simulacro del Cristo morto, che usciva dalla chiesa di San Demetrio,
La Congregazione sotto il titolo dell'Immacolata Concezione organizzava la processione per tutto l'abitato con Gesù Cristo morto, portato a spalla dai confratelli, a cui partecipavano gli ecclesiastici e secolari con in mano una torcia.
Con l'approvazione delle nuove Regole e il Regio assenso del 1769, alla processione del Venerdì Santo si arrivava coinvolgendo, attraverso assemblee pubbliche, presenti le altre confraternite, l'intera cittadinanza.
Le assemblee si svolgevano nella chiesa di San Demetrio.
Sin dall'istituzione di questa Confraternita dell'Immacolata, e fino ai primi decenni del Novecento, l'affidamento delle statue dei Misteri avveniva nella chiesa di San Demetrio, oratorio della Confraternita, nel modo seguente: si iniziava alle prime ore del mattino con una breve preghiera da parte del Padre spirituale.
Alle 10.30 si riunivano tutti i confratelli, alla presenza dei priori, del clero e delle autorità.
Si andava avanti per tutta la mattinata sino al tardo pomeriggio.
Alle 19.00, il Priore, e l'addetto alle cerimonie della Confraternita dell'Immacolata, affidava le statue ai portatori, chiamando ad alta voce i singoli confratelli, alla presenza di tutto il Capitolo.
Con questo metodo si sottraeva all'arbitrio della "gara" per aggiudicarsi i simulacri, ma era anche garanzia che le processioni rimanessero manifestazione religiosa.
Tutti i "portatori", alla fine della processione, depositavano nelle casse della Confraternita cospicue somme che venivano utilizzate per mantenere in vita il sodalizio, per lavori alla chiesa, le processioni, la costruzione della cappella gentilizia al cimitero, il restauro delle statue e per opere di carità.
Le statue del Cristo all'Orto, alla Loggia, alla Colonna, del Crocifisso, del Cristo Morto e dell'Addolorata, venivano portate a spalla, anche da religiosi, officiali e deputati eletti.
Con il passare degli anni, da questa processione sono scomparsi alcuni simboli della Passione: la Croce, la Veronica e lo stendardo delle confraternite, perdendo i suoi connotati originali, intesi nell'accezione più nobile.
Dalla seconda metà del Novecento, la Confraternita dell'Immacolata non è stata più in grado di trovare gente disposta ad iscriversi ed a partecipare alla vita associativa, ed è nata l'«asta» dei portatori dei Sacri Misteri.

- Testo di Michele Ciracì, tratto da "I Riti della Settimana Santa a Ceglie Messapica 1500-1900".
- Foto tratte dal Centro di documentazione "M. Ciracì" - Banca delle immagini - Fototeca - Ceglie Messapica.